Margherita: l’Africa ha tanto da insegnarci

Margherita: l’Africa ha tanto da insegnarci

Inutile dirlo, il viaggio è stato tremendo: lungo, pesante, faticoso, caldo. Siamo arrivati la sera, era tardi, ed eravamo stanchi. Poi non so cos’è questa storia, che quando ti rendi conto di dove sei, non conta come hai fatto ad arrivarci. Sei lì, ed è il posto migliore in cui tu potessi capitare. Non è stato facile ingranare, all’inizio. Il caldo, le piogge, gli insetti..ho sentito parlare perfino di qualcuno rannicchiato tutta notte su una valigia per paura degli scarafaggi.. Poi succede come una magia, e tutto vien da se..l’ Africa ti travolge, letteralmente. Gli odori, i colori, i suoni: la musica dei bonghi, le voci della gente; le mani dei bambini, sempre a stringere le tue, a toccare i tuoi capelli, ad aggrapparsi alle tue gambe. E gli sguardi: certi occhi è come se ti prendessero in prestito il cuore e te lo restituissero nuovo.. I progetti erano tanti: il grest, i lavori all’ospedale, al container e quelli a casa VOICA.

Abbiamo lavorato sodo, e i risultati non hanno tardato ad arrivare. Le due settimane di grest coi bambini hanno messo a dura prova la nostra resistenza sia fisica che psicologica.. ma al termine di ogni giornata, vederli correre con i loro lavoretti costruiti insieme a noi, era davvero una gioia infinita. Vedere la soddisfazione nei loro occhi, e la felicità di chi si sa accontentare ancora di poco, che poi poco non è. E’ poco solo per noi, che non siamo più in grado di sorridere delle piccole cose. Cose che per loro, invece, sono importanti. I bambini a 6 anni dovrebbero portare sulle spalle lo zainetto di scuola, e invece lì portano il fratellino più piccolo, di cui devono imparare presto a prendersi cura al posto della madre. I bambini a 10 anni dovrebbero tenere tra le mani dei giochi, o magari dei libri..e invece a volte li vedi lì, ai bordi delle strade, e tra le mani hanno solo zappe e maceti, per lavorare e provvedere al sostentamento della propria famiglia. A 18 anni le ragazze dovrebbero diplomarsi, e vivere la propria adolescenza come è nel diritto di tutti..e invece spesso sono già sposate e incinte.

Ci sono tanti bambini, in Congo. E noi abbiamo sorriso a tutti quelli che abbiamo potuto; li abbiamo fatti giocare, cantare, ridere. Abbiamo speso tutte le nostre energie per vederli felici..e se ci siamo riusciti anche solo un po’, allora è valsa la pena di tutte le ore passate a pensare a cosa fare, e a preparare il materiale per realizzare dei bei giochi con loro. Abbiamo corso, saltato, ballato..e ci siamo resi ridicoli per loro, che ridevano di noi e noi ridevamo con loro. E i bambini che non potevano ridere con noi al grest, che fortunatamente erano pochi, li siamo andati a cercare in pediatria, con le bolle di sapone e i palloncini. Poi abbiamo lavorato al container: era vecchio, sporco e arrugginito. Noi lo abbiamo lavato, scrostato e dipinto..e presto sarà un mercatino che servirà a raccogliere fondi per l’ospedale. .. e sì, abbiamo lavorato anche all’ospedale.

E’ una realtà dura, che abbiamo potuto vedere da molto vicino grazie a Madre Marcela e a chi di noi ci ha lavorato direttamente. Sale operatorie spoglie, e medici che pur non avendo nulla riescono a fare davvero di tutto. Abbiamo sistemato alcune camere dell’ospedale, dipinto mobili, rimesso a nuovo dei vecchi letti arrugginiti. E abbiamo imparato insieme che la diversità non è un ostacolo, ma una risorsa. E guardo le mie scarpe, che portano i segni di tutta la strada fatta; e guardo i miei vestiti, che portano i segni della vernice usata in quel mese; e guardo il mio cuore, che porta i segni dei sorrisi condivisi coi miei compagni di viaggio, dei ricordi felici al grest, delle nostre passeggiate, sotto il sole cocente del mattino o sotto il temporale del pomeriggio.. delle mattine vedere l’alba, le sere a vedere il tramonto, e delle notti trascorse a guardare le stelle seduti tra il brillio delle lucciole.. delle nostre discussioni e delle nostre confidenze;

e guardo la mia mente, che porta i segni delle grida provenienti dall’ospedale, di madri che hanno perso i loro figli, che con i mezzi di cui noi disponiamo tranquillamente, loro si sarebbero probabilmente potuti salvare..e guardo i volti delle persone più anziane, che portano i segni di una schiavitù non troppo lontana.. e ascolto le mie orecchie, che hanno sentito storie di bambini che ancora vengono rapiti e trasformati in soldati, di donne violate, di famiglie rovinate e di sogni infranti.. Perchè se c’è una cosa che queste esperienze insegnano molto bene, è che in un mondo in cui tutto ha un valore, e tutto ha un prezzo, la verità è che alla fine le cose più preziose sono quelle gratuite: un prato in cui correre, un cielo in cui far volare il proprio acquilone, le stelle a cui raccomandare i nostri desideri più intimi, il sole da guardar sorgere quando il resto del mondo dorme ancora, lo scodinzolio di un cane, l’eco di una risata incontrollata, la sorpresa di un abbraccio inaspettato, una canzone cantata in compagnia..e le persone giuste accanto a te.

E allora, se mi dicono che quando parlo dell’Africa i miei occhi brillano, è perchè non importa nè degli insetti, ne del lungo viaggio, delle docce fredde o dei viaggi fatti su mezzi improbabili..ciò che conta è essere lì, e cercare di fare la differenza. Perchè in un mondo in cui ancora troppo pochi sono disposti a fare qualche sacrificio per aiutare gli altri, ringrazio chi ogni giorno sceglie di aprire gli occhi e interessarsene.. e chi lo farà. Perchè l’Africa non è solo un pezzo di terra..è un universo di storia, cultura e tradizioni che ha tanto da insegnarci. E a volte basterebbe solo aprire un po’ la mente e il cuore, per aiutarlo, anzichè voltarsi dall’altra parte e far finta di nulla. Perchè in fondo, “se niente importa, non c’è niente da salvare”. No? “Quello che conta nella vita non è il semplice fatto che abbiamo vissuto. È il modo in cui abbiamo fatto la differenza nella vita degli altri a determinare il significato della vita che conduciamo. (Nelson Mandela)”